PUBLIC LECTURES DI GIORNALI DEL GABINETTO

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un quadretto singolare che mi ha fatto abbastanza sorridere.

Vicino casa mia c’è una piccola casa di riposo che ospita una manciata di degenti; dal di fuori sembra una villetta normale, e invece è una delle tante Ville [inserisci nome femminile o nome geografico] di cui sono punteggiate città e cittadine italiane. Una Villa Arzilla qualunque. Andavo a piedi e mi sono avvicinato alla recinzione della villa: ho visto una volontaria, una donna dai capelli rosso tinta del supermarket, occhialoni alla Sandra Mondaini e tono predicatorio sul nulla, che sfogliava uno di questo giornali femminili o rotocalco o come li vogliamo chiamare. Lo sfogliava leccandosi l’indice e girando pagina, scandendo con enfasi titoli e dichiarazioni a 4-5 degenti più o meno malmesse e con vari gradi di presenza in questo mondo. Ad ogni argomento toccato, a corredo c’era un commento-mannaia da parte sua, intriso di quello che dovrebbe essere quel buon senso comune spiccio ma spesso e volentieri solamente molto sbrigativo.

“Al Bano: amo Loredana e ho dimenticato Romina”. “E te credo, c’ha almeno trent’anni de meno, chiamalo scemo”.
“A 90 anni è deceduto il noto attore Tizio Caio, indimenticato protagonista di tanti film”. “Pace all’anima sua, ma poi indimenticato, non me ricordo manco un film suo”
“Guardaci Maria, dopo Uomini e Donne stiamo ancora insieme e siamo bellissimi”. “Lui bello ma un coattone, lei me pare che s’è rifatta pure l’anima, c’ha proprio la faccia spianata dal chirurgo, ‘n occhio de qua, ‘n occhio de là. Ma poi chi so’ questi?”. Ad ogni commento, le povere nonnine facevano qualche verso di approvazione pendendo dalle sue labbra.

Non parliamo di semplici rotocalchi, ma di giornali del gabinetto o del cesso. L’espressione “giornali del gabinetto” o anche “giornali del cesso” è in uso nella mia famiglia. Mia zia li compra ogni settimana, li legge sul water in seduta plenaria e poi li passa a mia madre come supremo gesto di affetto, e al telefono le dice che domenica viene e le porta i giornali del gabinetto. E quindi anche mia madre fa le sue sedute con Al Bano, Tizio Caio e i tronisti che sono bellissimi. Si dovrebbero leggere rigorosamente al gabinetto, al limite in spiaggia, ma a volte li vedo anche sfogliati da badanti, nonnine e donnine sul treno, anche se lì mi danno l’idea di stonare un po’ di più in quanto il treno è luogo che solitamente è più soggetto a letture intellettuali. No?

Ci sono le solite tematiche che ormai hanno invaso anche altri tipi di informazione più seria: il gossip, il lifestyle, la cronaca nera, la cucina. Tutto questo condito da altri temi come la religione al limite del paganesimo (con dissertazioni su miracoli e reliquie praticamente a cadenza settimanale), e dolce vita, declinata come ricchezza sbattuta in faccia e ostentata come unico valore. Ogni tanto compare una morigerata umiltà, quella realmente religiosa, ma per il resto è un profluvio di barche, gioielli, macchine, corpi statuari e vip ricconi che imperversano. Insomma: con una mano prego, con l’altra mano ipocritamente ostento brillocchi e macchinoni, la versione contemporanea della religione con cui si rivolge al cielo per ottenere il Rolex o la villa con piscina, oppure per ringraziare di averli con sé. Insomma, una grave schizofrenia fra spiritualità e materialismo, con varie sortite verso il truculento.

Possono potenzialmente essere tenuti accanto al water per anni. Un po’ come il classico Quattroruote per veri uomini che viene sfogliato per un lustro senza battere ciglio.

Il problema è che paradossalmente, cesso o non cesso, questi giornaletti non andrebbero affatto sottovalutati, secondo me. In primis per la massima diffusione: costano veramente nulla, d’altronde, e poi per i temi che trattano che a vederli insieme rappresentano un mischione assai strano. A volte mi ci cade l’occhio, perché peraltro alcuni titoli sono davvero esilaranti e il titolista medio si deve divertire parecchio a perculare il target.

Poi viene buttata lì la tematica politica, con grande discrezione e con il filtro generalmente sempre della vita privata. Tempo fa mi è capitato sotto gli occhi un articolo significativo, nel bel mezzo del mio interesse antropologico per questi giornaletti cessoni. In quest’articolo, anticipato da una bella foto di copertina, si celebrava il matrimonio molto contestato di un tech bro, figura altrettanto contestata per motivi variegati, omettendo qualsiasi riferimento a qualsiasi controversia e parlando solamente di una fantastica favola d’amore, fra lusso e amore a tanti zeri. Insomma: bando alle controversie per rosiconi dall’invidia sociale, guardate come sono belli e come sono ricchi! E così tutto diventa immediatamente più digeribile.

Abbiamo poi il commentatore tuttofare, il tuttologo che parla di qualunque cosa ed è per tutte le stagioni, che in copertina se ne esce così come nella foto accanto, suggerendo un’interpretazione univoca di un recente tormentone mediatico, subito pronta come un sugo confezionato.

C’è persino il sessuologo! D’altronde il target una volta ogni tanto il dovere coniugale lo deve concedere, si deve sbragare sul letto e darsi al marito finché la miccia gli si accende, quindi la rubrica pare doverosa. Ma gli orgasmi diventano “gioia”, i preliminari sono le “carezze intime”, si fa fatica persino a menzionare la parola “sesso” e gli organi genitali si perdono in un trionfo di giri di parole. Praticamente la sessuologia di Suor Germana.

Insomma: in mezzo a tante bagattelle (che bella questa parola), intanto ti suggerisco lo stile di vita, ti dico di pregare ma di consumare anche fortissimo, di adorare l’upper class e ti indirizzo con il riferimento politico blando. Tutto ciò mentre si siede al cesso e le difese sono più basse.

Menomale che poi arriva la volontaria a fare a merda tutto. Ci vorrebbe una rubrica fissa per lei sotto ciascun articolo.

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