PERSONAGGI ESTIVI IN CERCA D’AUTORE

In questi giorni mi è balenato nella testa un pensiero: a parte il solito gruppo di persone che condivide con me, più o meno quotidianamente, la mia vita, quali sono stati i personaggi anonimi emergenti da una folla indistinta che hanno lasciato un piccolo segno in quest’estate?

IL “PROBLEMATICO” ACCOMPAGNATO

Non lontano da casa mia, vive un uomo che purtroppo si trascina dei seri problemi psichici/psicologici. Apparentemente conduce una vita normale: specie in pubblico, ama ostentare una calma e un’armonia che non gli appartengono, perché in certe giornate l’umore cambia drasticamente e si produce in scoppi d’ira per motivi banali veramente spiacevoli. Lo si può sentire distintamente mentre grida come un pazzo perché non è stato chiuso bene un cancelletto, perché è caduto un vaso, perché il pianerottolo non era ben pulito. Purtroppo, nei momenti di blackout si squarcia il velo sulla sua follia e il suo modo di urlare – anche per due ore consecutive – fa cadere quel fragile castello di carte della sua cosiddetta normalità tutta esteriore. Non è violento, ma è chiaramente una personalità disturbata, il tono della voce e il modo di sbraitare sono proprio fuori scala, specie perché innescati da eventi futili. Lo dico con rammarico perché si percepisce proprio che, pur provandoci, non ce la fa, e avrebbe bisogno di un robusto aiuto. Specie nel periodo estivo si assiste a una degenerazione di questo suo problema, a conferma di come le alte temperature siano tutt’altro che un toccasana per chi convive con fragilità psichiche.

Si potrebbe immaginare che una persona del genere sia sola come un cane. In realtà, riesce sempre, non si sa come, ad accalappiarsi delle compagne. Con ognuna di loro dura per tre-quattro anni, poi, esauste, non sopportano più la vita con un uomo così gravemente umorale e se ne vanno. Ma, poco tempo dopo, quest’uomo finisce per portarsene a casa un’altra, e così via, in un succedersi di donne vittime che arrivano al suo fianco davvero sorprendente. Chi gli vive attorno si chiede: ma come è possibile che un individuo così problematico riesca sempre ad accompagnarsi e ad irretire nella sua tela delle donne? Fino a che punto riesce a gestire la sua personalità iraconda nei primi periodi di ogni relazione, accogliendo in casa delle compagne che poi deve lasciar andare perché le porta letteralmente allo stremo? È vero, poi la dura realtà viene a galla: ma è singolare vedere una personalità così “polarizzata” (serena e accogliente nei rapporti con l’esterno e nei primi tempi di ogni relazione, ma poi fortemente rabbiosa per pretesti minimi) sempre in grado di assicurarsi una compagnia di donne apparentemente “normali” (fra mille virgolette). C’è chi ipotizza che purtroppo quest’uomo vada in realtà a scegliersi accuratamente delle compagne altrettanto problematiche, o fragili da un punto di vista economico.

Proprio in questo periodo abbiamo visto la “lei” di turno sbattere il cancello e andarsene chissà dove, esasperata da una sessione di violente urla e recriminazioni, condita da bestemmie e accuse; a quanto pare è ritornata a casa da poco. Cosa mantiene tutte queste donne accanto ad un uomo simile, e per un periodo di tempo neanche troppo breve, è un mistero.

LO STRANO MÉNAGE FAMILIARE

Loro li ho sempre visti nella spiaggetta del lago. Una famiglia benestante proveniente da qualche paese del nord/centro Europa. Arrivano solitamente in gruppo attraversando la litoranea da un bel villone bianco in riva al lago, che fa sospirare alcuni e dire “mortacci loro” ai più invidiosi. Non posso mettere la mano sul fuoco della provenienza: li ho sentiti parlare ma proprio non ho captato la lingua. Mi sono fatto l’idea che siano svizzeri, svizzeri-tedeschi.

Starring:
il patriarca, un pelatone tarchiato ma tutto depilato e discretamente fisicato, che parla sempre con quel tono da generale ma in fondo bonario, specie coi nipoti;
– i due nipotini biondini che parlano questo probabile svizzero-tedesco ma ciancicano anche un discreto italiano; vivaci ma sopportabili, vivaci in quel modo grazioso, non mostriciattoli urlanti;
– la madre di questi bambini, una sciapetta scopetta, come direbbero da queste parti, la classica occhi azzurri e lentiggini;
– un ragazzo biondone anche lui molto mitteleuropeo, non molto in forma, ma dal discreto fascino, secondo me;
– l’amico italiano, molto romanesco nella parlata e nei modi, un po’ distante da quella flemma austera degli svizzeri tedeschi, ma sempre molto presente negli incontri in spiaggia fra tutti questi personaggi…in un certo senso, un corpo estraneo. La presenza che fa colore e diverte questi algidi potenziali svizzeri-tedeschi, il solito giullare italiano.

Li ho sempre guardati con interesse, dietro i miei occhiali da sole. Così discreti, così carini, così eterei, così poco…italianiiiii (detto alla maniera di “Boris”). Me li guardavo e mi dicevo: che belli, il nonno, il papà e la mamma, i figlioletti, hanno anche stretto amicizia con un esemplare della nostra naz…ehm del nostro paese. Vedremo che questo quadretto che mi sono raffigurato ha una falla importante, nonostante per anni io l’abbia mantenuto in testa senza pormi dubbi.

Infatti, proprio quest’estate, un pomeriggio, mi vedo arrivare alla chetichella vicino a me l’amico italiano. Si spoglia, zompetta lentamente verso la riva, si butta in acqua, raggiunge il ragazzo biondone e…se lo bacia, pure in maniera discretamente focosa. Mi è scoppiato il cuore! Ho fatto proprio quel singulto delle damine da compagnia, mettendo la mano sul petto.

Nella mia testa si sono affastellate un sacco di storie: lui ha lasciato la scopetta mitteleuropea per l’altro, infatti lei non si è vista più; è un amore segreto perché gli altri non ci sono, l’amico italiano non ha resistito e approfittando del fatto che erano soli si è spupazzato il biondone; cosa è successo, oddio oddio; dov’è il nonno, dove sono i bambini; cosa hanno fatto questi; madò come tifo per loro; uh che buon partito che è il biondone allora, che figa che sarebbe la villona bianca ma non mi si cacherebbe manco di striscio; che stronzo che sei, non fare questi pensieri non buttare via i tuoi ideali di sinistra brutto deficiente, smettila di fare l’ereditiere wannabe, e poi non è nemmeno bello; no, che bello, che belli, che bello quest’amore; chissà come l’hanno presa gli altri, dove sono gli altri però, dove sono? Invece loro sono sempre stati insieme e io non l’avevo capito…che bella coppia…piripi piripì parapà… Non riuscivo a pensare ad altro, quel pomeriggio!

È arrivato agosto e per vari motivi – meteorologici e non – sono riuscito a tornare poco, al lago. Però ci sono tornato i primi di settembre. Mi è rimasto questo dubbio e proprio nel ritornare mi sono chiesto: chissà se rivedrò la coppietta svizzera-tedesca-italiana. E invece ho rivisto tutti, tutti insieme, nel loro angolo di spiaggia, sempre compìti e discreti nel loro fare il bagno, andare in canoa, stare sbragati silenziosi e paciosi vicini vicini nei lettini e nei teli. Allora questa coppia era sempre stata tale, lui non era il loro amico italiano, ma il compagno del biondo, e nel vedere tutta questa famiglia insieme mi è venuto proprio un tepore al cuore. Che si è raffreddato subito non appena ho pensato che questi due non hanno potuto/voluto far capire questa relazione pubblicamente per anni, non sentendosi molto probabilmente tranquilli nello scambiarsi normali affettuosità: io in primis non avevo compreso nulla.

Oppure – filmetto proiettato in testa ben più malizioso – quel giorno i due hanno approfittato dell’assenza dei familiari del biondone per darsi una strattonata veloce, sfidando il pericolo e non solo quello della grettezza che non approva omoaffettività in pubblico? Non credo, però. Belli, loro! Alla prossima estate! Vi tengo d’occhio…

L’AMICA “DISTRATTA”

Facebook solitamente serve a poco, essendo diventato nella migliore delle ipotesi un’agorà trash e un’impicciatoio, nella peggiore delle ipotesi contenitore di cloache varie. Io non ci sono più. Ma stavolta è stato molto utile: lì una mia amica ha scoperto che una mia cara amica, credevo che fosse cara, amica di anni…si era sposata senza dirmi nulla.

Ora. Non era necessario un invito, non era necessario niente. Avrei gradito che mi avesse almeno detto che compiva questo grande passo, anche con un messaggio su Whatsapp. Semplicemente: dirmelo. Le avrei fatto tanti auguri, le avrei portato una piantina rinsecchita e finiva là. Ma forse nemmeno la piantina rinsecchita sarebbe intervenuta. Fine della storia.

Io invece sono rimasto ignaro di tutto. Non è ovviamente il matrimonio il problema – io poi neanche li amo particolarmente – ma quest’omissione è stata un’evidente estromissione. Da quando si era fidanzata col suo futuro marito, d’altronde, era un po’ sparita dai radar, a parte qualche fugace messaggio, ma questo rientra in una sorta di perversa normalità secondo la quale accompagnarsi significa dimenticarsi un po’ degli altri ed in particolare degli amici di sesso opposto per non suscitare gelosie. Sarà la vita e i comportamenti di provincia (e forse anche quella di città?) che sono un po’ così? A me è capitato almeno altre tre volte.

Lei è recentemente ricomparsa insistendo per vederci. Io non me l’ero filata più, dato che il ragionamento che avevo sviluppato era questo: dato che sono stato tenuto fuori da una fase decisiva della sua vita, io non ero più nella sua vita, e allora io mi comporto come se non fossi più nella sua vita, messaggio ricevuto. Ho accettato di rivederla perché io sono giunto a un’età veneranda che mi fa sempre dire: ma questo che sto facendo è sintomo di una persona matura o immatura? Siccome nella rete dell’immaturità si può cadere sempre, allora mi sono detto: mettere il muso mi rende un adolescente scontroso. E allora rivediamola su rieduchescional channel.

In parole povere, è stata molto carina e carezzevole, come approccio. Ma in un’ora e mezza di chiacchiere, ha “rivelato” il suo matrimonio quasi alla fine. Io probabilmente avrei dovuto confessarle subito cosa mi aveva disturbato, ma il mio atteggiamento istintivo che ho messo in atto è stato: vediamo cosa mi dice e quando si decide a dirmelo. A un certo punto credevo che nemmeno me ne parlasse più. Dopo una carrellata di eventi raccontati per un’ora e dieci, negli ultimi venti minuti ha affrontato l’argomento, cercando di liquidarlo con poco e di edulcorarlo raccontandomi di un suo periodo con qualche difficoltà, matrimonio a parte (effettivamente è stato tale, non lo nego). Io, pur comprendendo in parte, non mi sono convinto del tutto. Le ho però chiaramente detto che sapevo già del suo matrimonio; lei ha replicato dicendomi: “Avrei voluto dirtelo di persona”. Non male attendere otto mesi.

Ha anche specificato che al matrimonio aveva invitato solo persone di famiglia, peccato che questo non sia vero, come testimoniato anche della foto che da Facebook mi sono state girate. Non l’ho fatto notare. Di esibire le prove come un commissario di fronte all’imputato non ho avuto voglia.

In fondo è proprio questo il problema: il fatto di essere stato buttato sul basso terreno delle rivendicazioni del tipo “non mi hai chiamato”, “non me l’hai detto” (frasi però che ho accuratamente evitato di proferire). Ho provato le sensazioni di un adolescente intento a rinfacciare cose stupide reputate drammatiche. Sono cazzate. Anche perché si tratta del suo privato, dopotutto (da cui sono stato estromesso mio malgrado ma so’ dettagli). Ho cercato di non finire nella buca dell’immaturità, ma questi sono sempre dialoghi pericolosi in questo senso.

Non sono comunque rimasto convinto da tutta la vicenda e purtroppo per noi due io mi sento ormai un estraneo in quest’amicizia. Conoscendomi – e non lo dico vantandomi – questo è un enorme fattore di rischio se si vorrà mantenere un legame con questa persona. Proverò a tenere duro e a non farla scappare dalla walk of fame della mia vita, perché in fondo è una persona buona.

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