Esperti o televoto? Elite o popolo?

Arieccheme a parlare di Mahmood. Una fissa, penseranno i venticinque meno ventiquattro lettori di WikiFred. Sì, c’entra, ancora una volta, ma solo tangenzialmente. Lui – periferico esempio di melting pot proveniente da Gratosoglio, periferia di Milano, dove fa molto caldo e le mamme sono tranquille perché i figli dopo un po’ arrivano no basta la devo smettere – nonostante tutto ciò che è stato scritto su di lui nel lunghissimo inciso, e nonostante le umili origini è risultato il rappresentante sanremese della qualità e del giornalismo come kasta kiusa, mentre Ultimo e Il Volo sarebbero stati i paladini del popolo tradito nel suo émpito televotante. Tutti disquisiscono della questione con la stessa passione delle alternanze dei numeri 10 ai mondiali ai bei tempi: Baggio o Del Piero? Mazzola o Rivera? In realtà, specie negli anni Duemila, la questione televoto vs qualcosa o chiunque che lo condizioni o lo moderi è sempre stata annosa e ben presente in chi seguiva i programmi decisi proprio dai pollicioni digitanti o dagli indici prementi (per le edizioni più vecchie di talent e reality).

Io, che sono figlio dei prodromi dei reality e dei talent – quelli ancora caserecci – ho sempre assistito, almeno per tutti gli anni Zero, a una totale denigrazione del televoto. O anzi, a una totale dicotomia: chi viveva di quello per sostenere i propri beniamini contro chi ne deprecava un condizionamento illecito di gare di talento, di musica, di case riprese h 24. La responsabilità principale amputata al televoto era quello di favorire i bei faccini, i populismi e le facili emozioni e soluzioni. Nelle prime edizioni del GF il problema non era ancora sentito pienamente: sarà con Amici che si comincerà, nei tanti forum di discussione dedicati in quegli anni al programma, a disquisire, anzi no, popo a piasse virtualmente a mazzate, sulla vexata quaestio. Questo è il talent (allora con grossi connotati di realitysmo, a parte le prime due edizioni) che aprirà la strada ai gruppi televotanti, alle isterie di massa, alle intere ricariche fatte fare da genitori rassegnati al solo scopo di far vincere sfide o guadagnare posizioni in classifica.

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Sanremo 2012, quello della vittoria di Emma Marrone con “Non è l’inferno”

Sanremo verrà pienamente investito del fenomeno e il risultato sarà la vittoria di 3 amiciani in 4 anni: Carta 2009, Scanu 2010, Marrone 2012. Inutile starselo qui a dire, vittorie figlie delle armate televotanti. Le canzoni, mi pare, se sbaglio mi corrigerete, sono rimaste solo a fini statistici. In tempi di governi tecnici non legittimati dal voto, il televoto – ricordo molto bene – diventò un capro espiatorio, un relitto del passato da abbattere, una piaga d’Egitto, na palla ar piede.

Lo stesso Amici, un tempo terreno di lotta accesissima fra cellulari pulsanti, si chiuderà alle istanze della ggente e nelle edizioni anni Dieci ridimensionerà notevolmente, con mille stratagemmi, il potere del pubblico televotante, con qualche eccezione. Altri talent (X Factor) manterranno l’assoluto potere dell’addivanato da casa smartphone in mano, ma non si smetterà mai completamente di deprecare i guai fatti dal pubblico votante (vedere alcuni vincitori finiti nel dimenticatoio talentato come Giosada e Licitra).

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Lorenzo Licitra se la ride prima di vincere la penultima edizione di X Factor. Una sorta di vittoria di Pirro, da molti attribuita al televoto della serata finale: ndo sei finito, Lorè?

E si ritorna al secondo Sanremo baglioniano. Dopo le roventi polemiche che lo hanno alla fine accompagnato, il televoto diviene l’unico mezzo possibile per far esprimere la passione musicale, diventa un’arma politica da brandire, un nuovo modo per mettere alla gogna espertoni e giornalistucoli. Insomma, è tornato prepotentemente di moda e gli espertoni e i giornalistucoli, messi lì per limitare gli eccessivi entusiasmi del televoto stesso, saranno probabilmente banditi in favore di uno spirito dei tempi che odia la mediazione e invoca una rappresentanza diretta del popolo, contro qualunque tipo di kasta. Io arriccio sempre un po’ il naso di fronte alla frase fatta SANREMO SPECCHIO DELLA SOCIETA’, ma di certo per colpa di Mahmood, di Ultimo e del Volo si è tornati a chiedere che il responso finale venga stabilito dal televoto, in curiosa coincidenza con una voglia popolare strabordante di esprimersi e una politica onnivora nel mettere il naso ovunque pur di esserci. Insomma, semo tornati a rimpiangere i bei tempi dei pastrocchi televotiani, ai tempi in cui nel talent calcistico cult Campioni – Il Sogno venivano schierati dal televoto giocatori che il povero Ciccio Graziani avrebbe mandato a coje la cicoria.

Sono passati quasi vent’anni dal primo reality e la questione non è ancora conclusa. L’uovo e la gallina fanno un baffo alla singolar tenzone televotodellaggente vs gusto esperto. La mia sensazione è che non se ne uscirà tanto facilmente. Un bel democristiano e salomonico 50 e 50?

(L’immagine in evidenza è tratta dal sito Fanpage).

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